La tenacia di Barbara e Rosy
"Due uomini avrebbero fallito"
di CONCITA DE GREGORIO
Così diverse così uguali. Agli antipodi, proprio, eppure come al solito se poi ti avvicini vedi che le differenze sfumano: tenaci, ostinate, ambiziose nel senso nobile del termine, l'ambizione di chi crede di potercela fare e prova a farcela, ci prova davvero. Anche nella foto del giorno, sedute una accanto all'altra in conferenza stampa dopo il consiglio dei ministri, si somigliano più di quanto dicano le loro biografie: Barbara Pollastrini ha un tailleur nero, Rosy Bindi uno blu. Girocollo sobrio, una di brillantini l'altra di perle.
Quasi la stessa montatura di occhiali: invisibile, trasparente. Una sorride molto ma non concede niente, l'altra sorride poco ma di colpo arrossisce. Poi certo: Pollastrini è un'ex ragazza della buona borghesia lombarda sposata in seconde nozze con un importante banchiere, pacata e implacabile, Bindi un'attivista cattolica senese fieramente nubile, passionale e testarda. "Abbiamo due storie molto diverse, proprio molto", dice Bindi. "Diversissime", annuisce Pollastrini. E però: la toscana è una cattolica impetuosa e per così dire "comunista" di carattere, la milanese una ex comunista rigorosa e ligia, ordinata e costante, per così dire devota per indole.
Per farla breve: ci sono riuscite. Hanno portato a casa in venti giorni di lavoro un progetto che può piacere o non piacere ma è lì, scritto. E' stato complicatissimo: almeno tre volte hanno rischiato di incagliarsi, le pressioni vaticane formidabili, i mugugni da sinistra costanti. Hanno cominciato con un prosecco a casa Bindi (al ministero) ed hanno finito coi panini la notte e le pizzette a rinsecchirsi nei vassoi. Per paradosso a segnare la svolta è stato il "non possumus" dei vescovi. Non è nemmeno così strano che un diktat susciti l'effetto contrario a quello desiderato.
Considerando i caratteri, poi. Pollastrini: "E' stato lì che ho detto: dobbiamo farcela assolutamente". Bindi: "E' stato lì che ho capito che dovevo assumermi la mia responsabilità. Perché da cattolica io respingo le critiche di chi dice: vi siete incontrati con la Cei. Certo: ci si ascolta, si comunica, si dialoga, si aspetta. Però poi quando l'interlocutore chiude dicendo non posso allora non hai alternativa: procedi". Di più, ancora Bindi: è stato un successo della tenacia e della concretezza femminile. "Due uomini non ci sarebbero riusciti. Queste cose, partendo da posizioni così distanti, si fanno solo se nessuno pretende di dare all'altro una prova di forza. Se non entra in gioco quello spirito guerresco così maschile che prevede di marcare intanto il territorio, poi di affermarsi sull'altro". Chi deve intendere intenda. Le prove di forza capita di perderle, alle volte. Dentro il suo partito, per esempio, Rosy Bindi ne ha affrontata una e l'ha vinta. Pollastrini: "Ci è stato subito chiaro che era importante l'obiettivo. Abbiamo discusso, certo, ma quanto basta, q. b. come si dice nelle ricette di cucina: il necessario per ottenere il risultato. Avevamo in comune la tensione ideale e il senso della sfida: essere donne ha aiutato, siamo abituate a lavorare così". La questione della laicità, poi. Bindi: "Io questa cosa l'ho imparata dentro la Chiesa, non fuori: conosco perfettamente l'esercizio di responsabilità del laico in politica.
Il mio impegno è stato quello di rimanere fedele alla Carta costituzionale. Dentro questo confine, poi, volevo che non si confondesse questo nuovo profilo di unioni con la famiglia che è un'altra cosa e altra resta". Anche qui, chi ha orecchie per intendere: a trattare con la Chiesa e a tenerle eventualmente testa in nome di principi costituzionali si impara frequentandola molto e fin da piccoli. Pollastrini: "Abbiamo difeso l'autonomia della politica dalle pressioni esterne. Abbiamo agito avendo come faro la Costituzione". Infine, l'obiettivo politico comune: il Partito democratico. Bindi: "E' stata una prova generale di Ulivo e di Partito democratico, non potevamo fallire". Pollastrini: "Se non fossimo riuscite in questo non avremmo avuto, dopo, nessuna credibilità".
Infatti no, nessuna e lo dice anche Giuliano Amato, "levatrice di questa nuova creatura" che era un po' la prova generale alla vigilia dei congressi di aprile: c'è un patto con gli elettori da rispettare e una rotta politica da tenere.
Tutto il travaglio di questi venti giorni - l'incontro a casa Prodi a Bologna, l'intervento dei vescovi, le parole di Napolitano, i colloqui con monsignor Betori segretario della Cei, il non possumus e il freno a mano tirato da Rutelli - si traduce, alla fine, in una questione lessicale davvero risibile e di certo incomprensibile per la comunità degli elettori. La dichiarazione che attiva diritti e doveri delle unioni di fatto non sarà "contestuale" ma "congiunta": servono due fogli al posto di uno, tutto sommato è solo un raddoppio della burocrazia cartacea e un danno al patrimonio forestale. Spostare l'attenzione sull'aspetto formale della vicenda - ci si iscrive insieme su un foglio solo o separatamente su due - ha ovviamente facilitato l'intesa sulle questioni di sostanza: due persone, anche dello stesso sesso, possono formare una coppia ed avere diritti e doveri fuori dal matrimonio. Bindi spiega che "si tratta di un prisma", nel senso che ciascuno vede la luce secondo come lo muove. Amato aggiunge che "è come quei quadri di Tiziano che cambiano secondo la prospettiva da cui li guardi".
Da destra o da sinistra, certo. Pollastrini è molto soddisfatta, i tempi e i modi sono quelli che si era data. Bindi è anche più contenta: ha vinto la battaglia dentro il partito, si è smarcata dal diktat vaticano senza tradire valori e identità, è pronta per il partito democratico. Il nerbo della nuova legge, oltretutto, fa riferimento all'anagrafe familiare varata da Tambroni nel '58, il governo più conservatore tra tutti i governi democristiani. "Non c'è niente di nuovo a quel rispetto", insiste Bindi come a dire: la vecchia Dc degli anni Cinquanta aveva già ordinato la questione con buona pace di Betori e di Ruini. Poi c'è molto di nuovo invece. Pollastrini: "E' un grande passo verso l'eguale attribuzione di diritti a tutti i cittadini". Bindi: "E' una nuova frontiera nella tutela dei più sofferenti e dei più deboli". La legge si chiama Dico, diritti e doveri dei conviventi.
Le uniche a restarne esplicitamente escluse sono le perpetue, e pazienza se per i preti sarà il danno oltre alla beffa. "Naturalmente - chiosa malizioso Amato - sempre che non cambi la natura della relazione col parroco". Le ministre sorridono: con diversa intensità di pudore, insieme.
(
9 febbraio 2007)